mercoledì 1 marzo 2017





La trattatistica scientifica  è dominata dalla personalità di Galileo Galilei sia come scienziato e filosofo, sia come scrittore. 
Sul piano letterario, Galileo riprende, dalla tradizione umanistica, l’uso dell’epistola, ma  rinnova soprattutto il genere della trattatistica, rendendolo adatto ad una comunicazione  più vasta e varia e ad un pubblico più  ampio.

Noi in  questo blog ci occuperemo di esaminare le novità della prosa scientifica di Galilei, concentrandoci in modo precipuo sulle scelte lessicali e sintattiche che caratterizzano la sua opera più significativa sul piano ideologico: Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo.


La scelta di Galilei di scrivere in volgare risponde ad un progetto ben preciso nel quale scienza e letteratura sono strettamente connesse. Il trattato scientifico in lingua  volgare doveva, nelle sue intenzioni, rappresentare un modello culturale da proporre al  livello internazionale alternativo al latino della Chiesa e delle chiuse accademie dei dotti. L’obiettivo è dar vita ad una prosa in volgare raffinata ed elegante ma anche precisa e concreta. 
L’aiutarono in ciò la sua formazione culturale fiorentina e i naturali agganci che essa conservava con la tradizione dell’umanesimo e di un classicismo moderato. 
Dal toscano, ma anche dal padovano del Ruzante, trasse inoltre la tendenza al realismo, al rifiuto di soluzioni astratte, talvolta al parlato. 
Anche nella scelta dei nuovi vocaboli tecnici fece ricorso alla lingua d’uso toscano, rifiutando grecismi e latinismi.


In opposizione alla lingua degli aristotelici che considera i nomi come cose, cioè come essenze reali, Galileo ha chiara invece la convenzionalità della lingua. 

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